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(Paolo, 11/06/07 Revisione Agosto 2008)
Introduzione
Fino adesso la malattia di Parkinson è stata considerata e trattata
basandosi su una visione troppo restrittiva. E’ ancora troppo considerata
come una malattia neurologica caratterizzata da sintomi motori. L’aspetto
dominante preso in considerazione è la degenerazione dei neuroni
che producono la Dopamina, che si traduce con una mancanza di questo neuro
trasmettitore indispensabile per il comando dei movimenti da parte del
cervello. I sintomi non motori sono ancora troppo spesso attribuiti ad
altre patologie e non sono sufficientemente presi in considerazione nella
presa in carico neurologica.
La terapia farmacologica, attualmente la più importante, si limita
troppo spesso a compensare la mancanza di dopamina con un apporto esterno
di Levodopa, precursore della dopamina. Non permette di guarire, né
di influenzare l’evoluzione della malattia.
In realtà la malattia di Parkinson non è
solo una malattia neurologica, ma interessa l’insieme della persona
corpo e spirito. I sintomi non motori perturbano la qualità di
vita dei pazienti spesso più dei sintomi motori. La semplice prescrizione
della Levodopa e di dopamine-agonisti non può essere considerata
come una vera presa in carico dei pazienti.
Presa in carico
Una vera presa in carico delle persone con la malattia di Parkinson deve:
- Iniziare
subito dopo la presentazione della diagnosi
-
Essere permanente
-
Essere personalizzata, cioè deve tener conto della personalità,
del carattere, dei gusti del paziente, degli aspetti caratteristici
della sua malattia, dell’ambiente economico e sociale.
-
Essere orientata ad attenuare il disturbo dovuto a tutti i sintomi motori
e non.
-
Essere pluridisciplinare ed affrontare nello stesso modo sia gli aspetti
psicologici che gli aspetti fisiologici.
-
Adattarsi all’evoluzione della malattia e all’età
del paziente.
-
Affiancare il malato per organizzarsi una vecchiaia felice
-
Aiutare il paziente a risolvere i problemi di residenza, di contatti
con i giovani, di formazione e di integrazione nella società.
-
Fornire assistenza per problemi giuridici ed economici.
Diagnosi
La diagnosi della malattia di Parkinson costituisce un vero trauma e porta
una grande sofferenza per la persona e per i familiari interessati. Una
presentazione corretta della diagnosi, tenendo conto delle conseguenze
possibili di questo trauma, deve essere il primo passo della presa in
carico del nuovo paziente. La presentazione della diagnosi deve permettere
di evitare la rivolta o la rassegnazione; non deve limitarsi all’annunciazione
di un verdetto, ma deve spiegare al nuovo paziente la necessità
di adattare le sue abitudini di vita alle nuove circostanze, per meglio
sopportare l’aggressione dell’insieme dei fattori di stress.
La diagnosi deve incoraggiare la persona ad adottare un programma permanente
di manutenzione (riabilitazione o rieducazione) per restare giovane più
a lungo possibile, per rallentare l’invecchiamento e così
frenare l’evoluzione della malattia.
Anamnesi
E’ auspicabile aiutare il paziente a redigere il più rapidamente
possibile la sua anamnesi.
Questo permetterà di meglio personalizzare la presa in carico e
la scelta di diverse terapie. L’anamnesi fornirà informazioni
sull’insieme dei fattori che hanno potuto contribuire all’inizio
della malattia, sulla personalità del paziente, sui suoi punti
deboli o al contrario forti,dal punto di vista medico, sulle sue abitudini,
i suoi gusti, eccetera. L’anamnesi fornirà le basi di un
piano di presa in carico personalizzato. L’anamnesi deve contenere
il massimo delle informazioni sulla situazione del paziente al momento
della diagnosi, la sua storia clinica dall’infanzia, gli elementi
per tracciare un profilo fisiopatologico ed un profilo psicosociale del
paziente. Il documento deve anche comportare un’anamnesi relativa
alla famiglia.
La
raccolta di anamnesi di un grande numero di pazienti permetterà
di identificare meglio le cause probabili della malattia, e costituirà
una banca dati molto utile per la ricerca.
Necessità
di un approccio pluridisciplinare
A parte il neurologo ed il medico curante che devono coordinare la presa
in carico del paziente, è auspicabile creare in ogni unità
sanitaria che si occupa della malattia di Parkinson un’equipe pluridisciplinare
che comprende:
- neurologo
- psicologo
- Ortopedista
- Pneumologo
- Reumatologo
- Specialisti di riabilitazione: kinesiterapia, ortofonia, ergoterapia.
- Dietologo
- Infermieri
- Assistente sociale
Questa equipe deve poter contare sulla collaborazione di specialisti in
tutti i campi della medicina per affrontare tutti i casi particolari.
Inoltre questa equipe dovrebbe instaurare una stretta collaborazione con
le associazioni locali di malati, che possono giocare un ruolo molto importante
in particolare sul problema delle relazioni sociali.
Educazione
terapeutica.
Il primo passo dell’educazione terapeutica deve essere l’informazione.
Per informare correttamente il paziente occorre mettersi al suo livello
e fornirgli l’informazione in un linguaggio che gli è comprensibile.
E’ dunque necessario che gli specialisti facciano uno sforzo di
volgarizzazione a diversi livelli per presentare i vari argomenti indispensabili:
-
La malattia e la sua evoluzione
-
La terapia farmacologica
-
I farmaci ed i rischi di effetti collaterali non desiderati
-
Le terapie complementari e /o alternative
-
L’organizzazione dei servizi sanitari
-
Gli aspetti legislativi, i diritti del pazienti
-
I mezzi disponibili e le precauzioni da prendere per rendere la casa
meno pericolosa, in particolare per ridurre i rischi di caduta
-
I mezzi per aiutare la deambulazione
-
Gli oggetti utili per la vita di tutti i giorni (stoviglie, posate,
strumenti per scrivere)
-
Ausili
-
Consigli e riferimenti bibliografici per i pazienti che desiderano approfondire
certi aspetti.
Per
quanto è possibile l’informazione dovrà essere messa
a disposizione in forma scritta. Sarebbe utile redigere un libro facile
da consultare sull’insieme di questi argomenti.
L’educazione deve aiutare il paziente ad adattare il suo comportamento
in funzione dei suoi sintomi nei confronti di:
-
Familiari (ridistribuire i compiti nella famiglia)
-
Eventuali aiutanti
-
Il personale medico e paramedico
-
Il suo ambiente professionale (colleghi e datori di lavoro)
- Servizi
amministrativi che si occupano delle assenze per malattia, della eventuale
pensione anticipata, delle indennità, dell’assistenza sociale,
dei servizi a domicilio
-
Le possibilità di difesa giuridica in casi di confitti per esempio
a causa degli effetti collaterali dei farmaci o a causa di errori del
personale medico
Adattamento
delle abitudini di vita alla nuova situazione
La presa in carico del paziente e la sua educazione terapeutica devono
aiutarlo a fare delle scelte e ad orientarsi sui seguenti aspetti:
-
Correggere le posture sbagliate
-
Migliorare la respirazione
-
Mettere in movimento tutti i muscoli e le articolazioni
-
Imparare ad ascoltare il proprio corpo e ad analizzare le proprie sensazioni
-
Essere attivo. Terapia occupazionale. Ergoterapia.
-
Divertirsi
-
Evitare la vita sedentaria. Comunicare e socializzare
-
Mantenersi in forma, imparare nuove cose
-
Pensare positivo
-
Scegliere una dieta conveniente
-
Curare l’ambiente domestico
-
Scegliere mobili che favoriscono l’adozione di posture corretti
-
Scegliere vestiti adatti al handicap
Necessità
di essere realisti ed onesti per quanto riguarda il futuro
Non fare promesse non seriamente fondate sui progressi della ricerca.
Rimanere realisti sulle probabilità di successo delle ricerche
avanzate correnti (terapie genetiche, cellule staminali ecc…) Tener
conto dei tempi tecnici di verifica, di analisi degli eventuali inconvenienti
e di applicazione su larga scala. Non creare speranze infondate, non diffondere
illusioni per i malati e per il pubblico.
Terapie
usuali
Le terapie da scegliere devono essere selezionate in funzione dei sintomi
principali e adottate dopo informazioni del paziente e con il suo consenso.
Il paziente deve essere perfettamente al corrente degli effetti collaterali
dei farmaci che gli sono prescritti. In particolare sui rischi di comportamenti
compulsivi (giochi d’azzardo, acquisti eccessivi, eccessi sessuali
ecc..) e informati dei rischi che corre alla guida di un veicolo.
La terapia farmacologica dovrebbe essere adattata ad una nuova visione
più realistica della malattia.
Scelta delle terapie complementari e/o alternative da proporre al paziente.
Esistono numerose terapie sviluppate per rimanere giovani, per mantenere
la forma o per aiutare la cura di altre patologie. Sarebbe utile effettuare
una selezione delle terapie che possono migliorare la qualità di
vita delle persone con la malattia di Parkinson ed eventualmente ottimizzarle
per questa malattia.
Le
terapie sotto elencate sono esempi da prendere in considerazione:
-
Riabilitazione posturale. Metodo Alexander, metodo Suchard
- Terapia
Feldenkrais
-
Educazione della respirazione
-
Tai Chi. Yoga
-
Kinesiterapia, ginnastica di riabilitazione, ginnastica propriocettiva
-
Terapia della danza. Biodanza
-
Ortofonia
-
Tecniche di rilassamento, training autogeno, biofeedback
- Massaggi
Shiatsu, linfodrenaggi, idromassaggi
-
Agopuntura
-
Chiropratica, Osteopatia
-
Musicoterapica, infrasuoni, ultrasuoni, onde elettromagnetiche
- Terapia
occupazionale, pittura, scultura e ceramica
Inoltre,
si dovrebbero fornire consigli ai pazienti per quanto riguarda l’alimentazione
e gli eventuali integratori.
Riabilitazione
globale personalisata.
Il “menu” di riabilitazione globale non può essere
identico per tutti i pazienti.
Deve prendere in considerazione l’insieme delle personalità
della persona e non limitarsi ad alcuni sintomi.
Per ogni persona con la malattia di Parkinson , si dovrebbe selezionare
un “menu” di terapie complementari adatto alla sua personalità,
alla sua malattia, alle sue preferenze, alle disponibilità geografiche
ed economiche.
L’importanza dell’assistenza domiciliare.
I costi di ospedalizzazione sono sempre più pesanti ed è
ragionevole inserire l’assistenza domiciliare nel piano di presa
in carico dei pazienti, soprattutto quando la malattia presenta un handicap
importante.
L’importanza
del lavoro di gruppo.
Il lavoro di gruppo favorisce i contatti umani utili per sormontare i
rischi di depressione. Aiuta ad evitare l’isolamento e ad evitare
la vita sedentaria. Permette di rendere le terapie più piacevoli
e divertenti.
I responsabili della presa in carico dei pazienti con la malattia di Parkinson
dovrebbero dunque organizzare gruppi di lavoro in collaborazione con le
associazioni di malati:
-
Ginnastica di riabilitazione
-
Tai Chi
-
Passeggiate, escursioni
-
Danza
-
Teatro
-
Lavori manuali
-
Corale
-
Gruppi di auto sostegno
Per
il lavoro in gruppo si cercherà di utilizzare i servizi di volontari
per l’animazione.
Le associazioni di malati possono ugualmente avere un ruolo importante
in questo campo.
Importanza
del lavoro individuale a domicilio
Le sedute di riabilitazione in gruppo, o individuali presso i terapisti,
non possono succedersi tutto l’anno ad intervalli ravvicinati. Il
budget disponibile è limitato. Per evitare interruzioni nelle terapie
il nuovo paziente subito dopo la diagnosi deve essere orientato e incoraggiato
a effettuare un lavoro individuale da solo a casa. Occorre fornirgli un
programma realistico di esercizi che può eseguire solo ogni giorno
a casa.
Questo programma deve essere adattato alla sua malattia, alla sua età,
ai suoi gusti.
Sarà utile fornire al paziente tutto il materiale di insegnamento
necessario:
Pubblicazioni illustrate, videocassette, CD, DVD.
Per non essere noiose ma divertenti, questo materiale dovrebbe essere
elaborato da professionisti competenti e supervisionato da uno psicologo
e da altri specialisti che conoscono bene la malattia di Parkinson. Il
materiale improvvisato da amatori deve essere evitato perché dopo
poco tempo viene scartato e dimenticato.
Residenze
per malati anziani
Nella misura del possibile è meglio favorire l’organizzazione
della vecchiaia nell’ambito della famiglia, con un’assistenza
domiciliare efficiente, ma per una certa percentuale di parkinsoniani
questo non è possibile. E’ auspicabile creare residenze per
i malati con un handicap che rende difficile la presa in carico in famiglia.
La progettazione architetturale dovrebbe facilitare gli spostamenti dei
pazienti, facilitare la loro vita nelle camere, facilitare i servizi e
le cure, favorire la vita in comune, la socializzazione, le attività
di gruppo.
Sarebbe interessante organizzare una gestione mista con servizi sanitari
pubblici ,organizzazioni private, volontariato. Una collaborazione con
scuole professionali permetterebbe di mantenere un contatto regolare tra
pazienti anziani e la nuova generazione. Gli studenti potrebbero insegnare
ai pazienti le conoscenze necessarie per non essere discriminati nella
società attuale (uso del computer, di Internet, dei cellulari,
dei telecomandi, degli elettrodomestici moderni ecc..)
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