| (Paolo 01.09.08)
Opinione personale
La malattia di Parkinson non è solo una malattia neurologica:
è una malattia molto complessa che interessa l’insieme dell’individuo,
corpo e anima, con tutte le sue cellule, tutti i suoi tessuti, i suoi
organi, i suoi sistemi, il suo metabolismo ed il suo equilibrio psicologico.
Nelle numerose varianti della malattia si osserva una cinquantina di sintomi
diversi. Ogni paziente ha un “menù” di sintomi particolari,
l’ordine cronologico di apparizione dei sintomi varia da un paziente
all’altro. La malattia di Parkinson ha cause multiple, differenti
da un paziente all’altro. I fattori genetici non sono delle cause
reali ma elementi che aumentano la probabilità di contrarre la
malattia.
La malattia di Parkinson è una malattia del sistema
immunitario dovuta ad un’intossicazione progressiva del liquido
interstiziale, causata da una cattiva eliminazione di scarti e tossine
diverse.
La malattia di Parkinson è dovuta alla risultante
di due tendenze che evolvono simultaneamente.
Da una parte, nella civilizzazione attuale l’individuo è
sempre più esposto a tutta una serie di fattori di stress di natura
fisica, chimica, biologica e psicologica. L’inquinamento dell’aria,
dell’acqua e del suolo, le nuove tecnologie utilizzate nell’agricoltura,
nell’allevamento e nell’industria alimentare sono sorgenti
di fattori di stress importanti. Anche l’utilizzo eccessivo di farmaci
contribuisce a queste cause.
Le alterazioni climatiche con brusche variazioni di condizioni atmosferiche
giocano anch’esse il loro ruolo.
La situazione politica ed economica, i conflitti, le incertezze sull’avvenire,
l’insicurezza, le difficoltà di vita in comune, portano fattori
di stress psicologici.
D’altra parte, a causa di abitudini di vita non
ideali, a causa di agenti patogeni e di numerose tossine di origine esterne
ed endogene, le facoltà naturali di adattamento e di difesa dell’organismo
si indeboliscono. Il sistema immunitario non è più capace
di lottare efficacemente contro queste multiple aggressioni e contro scarti
e tossine dall’esterno e di origine endogena.
Lo sviluppo e l’evoluzione della malattia di Parkinson
sono i risultati di uno squilibrio che aumenta progressivamente tra le
aggressioni e le difese.
Diversi processi fisiologici possono contribuire alla
formazione dei sintomi.
Ad esempio è possibile che una malattia, anche benigna, non curata
in modo appropriato come una malattia di infanzia, lasci nel corpo per
un lungo periodo un focolare di infezione latente che si evolve lentamente.
L’agente patogeno e varie proteine subiscono cambiamenti e mutazioni.
A causa delle cattive posture, della cattiva respirazione e di una mancanza
di esercizio fisico la circolazione linfatica è rallentata. Diverse
tossine si accumulano nel liquido interstiziale ed intossicano il corpo.
Gli scambi indispensabili alla sopravvivenza delle cellule, alla loro
riproduzione e alla loro sostituzione sono perturbati.
Poco a poco si sviluppa una reazione autoimmune. Certi linfociti cominciano
ad attaccare cellule strane che scambiano per dei portatori di antigeni.
La degenerazione e la morte di cellule inizia lentamente e si accelera.
I punti più deboli vengono aggrediti per primi.
Sembra che vari tipi di cellule, cellule gliali e neuroni
dei sistemi sensitivi, vista, olfatto, udito, sistemi vestibolare e propriocettivo
siano distrutti prima della degenerazione dei neuroni dopaminergici nel
cervello.
L’infiammazione delle cellule gliali si propaga particolarmente
lungo gli assoni dei neuroni poco mielinizzati. Il cervello non riceve
più dalla periferia le informazioni che gli sono necessarie per
assicurare l’equilibrio, la stabilità posturale e la comanda
per la corretta esecuzione dei movimenti.
Un’evoluzione lenta anche se nascosta avviene molto prima della
diagnosi.
Una parte dei sintomi motori non si può attribuire
direttamente alla mancanza di dopamina, mai in priorità ad un cattivo
funzionamento del sistema propriocettivo.
La terapia farmacologica attuale non guarisce la malattia
e non ne rallenta l’evoluzione, attenua solo certi sintomi per un
periodo limitato.
Provoca progressivamente effetti collaterali spiacevoli che contribuiscono
ulteriormente a peggiorare la qualità della vita.
Su una certo numero di malati, il trattamento con la Levodopa
non è efficace, in altri casi l’efficacia apparente della
Levodopa è probabilmente il risultato di un effetto placebo, sostenuto
da una campagna pubblicitaria ben organizzata dall’industria farmaceutica
e sostenuta dal corpo medico.
I pazienti convinti di ricevere un farmaco molto efficace per la malattia
di Parkinson, attribuiscono alla Levodopa il merito di un miglioramento
dovuto alla propria capacità psicologica di autodifesa.
Quando la Levodopa sembra avere un effetto fisiologico
crea fenomeni di dipendenza che conducono il malato a proseguire la consumazione
di pillole.
La terapia farmacologica, dovrebbe essere revisionata in funzione di una
nuova visione della malattia.
Possibilità di rallentare o anche di fermare l’evoluzione
della malattia.
In realtà dopo la diagnosi della malattia di Parkinson, l’unica
possibilità fisiologica di rallentare l’evoluzione della
malattia e di adattare le proprie abitudini di vita alla nuova situazione.
Con la redazione accurata della sua anamnesi il nuovo
malato deve cercare di identificare i fattori di stress che sono probabilmente
i maggiori responsabili della sua malattia.
Deve studiare quali sono i cambiamenti che potrebbero attenuare questi
fattori di stress facendo scelte anche talvolta dolorose.
In
tutti i casi, il paziente dovrà:
-
Correggere le cattive posture, eventualmente cambiando i sedili che
utilizza di più per il lavoro, per i pasti, i divertimenti, il
rilassamento.
-
Migliorare la respirazione per renderla più profonda e più
lenta.
- Praticare
regolarmente un esercizio fisico ragionevole per far lavorare tutti
i muscoli e le articolazioni e contribuire a migliorare la respirazione.
-
Adottare una dieta che lo aiuterà a proteggerci contro lo stress
ossidativo
-
Socializzare e divertirsi per mantenere alto il morale, rimanere giovane
e lottare contro i rischi di depressione. Favorire la riabilitazione
in gruppo. Partecipare ad un gruppo di mutuo sostegno.
-
Essere attivo sia sul piano fisico che sul piano intellettuale, far
lavorare il cervello; imparare nuove cose.
Appena
possibile dopo la diagnosi, il nuovo malato dovrà scegliere un
piano per salvaguardare un buon equilibrio fisico e psicologico, per questo
potrà scegliere tra numerose terapie complementari esistenti, quelle
che sono più compatibili con la sua persona, la sua malattia, le
sue preferenze, i suoi mezzi.
Così potrà ridurre il consumo di farmaci pur migliorando
la sua qualità della vita.
Le
parole chiavi per rimanere giovani sono:
"Aiutati
che il cielo ti aiuterà"
"Alzati e cammina"
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